Apple WWDC 2026: la nuova siri parla con gemini (ma non in europa)
Ci siamo. Dopo due anni passati a promettere una Siri che non arrivava mai, oggi al keynote del WWDC 2026 — andato in scena come sempre dall'Apple Park di Cupertino — Apple ha finalmente messo le carte sul tavolo. E lo ha fatto con un annuncio che, ammettiamolo, fino a un anno fa avremmo considerato fantascienza: la nuova Siri gira sui modelli di Google Gemini.
Sì, avete letto bene. Apple e Google, sulla stessa tastiera. Ma andiamo con ordine, perché di carne al fuoco ce n'è parecchia: sei nuovi sistemi operativi, un macOS che cambia nome, un mezzo dietrofront sul design e — punto che a noi italiani interessa più di tutti — una funzione di punta che in Europa, almeno per ora, non vedremo. Vi racconto cosa ho visto, con qualche commento a margine.
Siri AI: la rivoluzione (a marchio Google)
Partiamo dalla notizia grossa. La nuova Siri si chiama Siri AI ed è una cosa completamente diversa dall'assistente impacciato che conosciamo. Le funzioni che Apple aveva promesso per iOS 18 e mai consegnato — il contesto personale, la capacità di "vedere" cosa c'è sullo schermo, le azioni dentro e tra le app — arrivano tutte adesso con iOS 27.
La novità che fa più rumore è però sotto il cofano: a far ragionare Siri sono i modelli fondativi di Google Gemini. Per anni Apple ci ha venduto l'idea di fare tutto in casa, e invece ha scelto di appoggiarsi al concorrente per recuperare il terreno perso nell'IA. A mio avviso è la mossa più pragmatica — e più sorprendente — degli ultimi anni di Cupertino: ammettere di essere indietro e comprare il meglio sul mercato, invece di inseguire orgogliosamente.
C'è di più: per la prima volta nasce una app Siri autonoma, con un'interfaccia ridisegnata, che funziona come un vero e proprio chatbot conversazionale — pensate a ChatGPT o Claude, ma integrato nel sistema. Apple parla di conversazioni persistenti, cancellazione automatica della cronologia delle chat ed elaborazione on-device dove possibile. Sugli iPhone con Dynamic Island, quando Siri lavora su una richiesta l'animazione comparirà lì in alto, e non più dal basso dello schermo.
Il nodo Europa: noi a guardare (di nuovo)
E qui arriva la doccia fredda per chi vive da questa parte dell'oceano. Siri AI non sarà disponibile nell'Unione Europea al lancio di iOS 27 e iPadOS 27 in autunno. Apple punta il dito, come da copione, contro il Digital Markets Act, la normativa europea sulla concorrenza digitale.
È una storia che ormai conosciamo bene: prima i ritardi su Apple Intelligence, poi le funzioni mirroring, ora la Siri nuova. Si può discutere all'infinito su chi abbia ragione tra Bruxelles e Cupertino, ma il risultato concreto per noi non cambia: compriamo gli stessi iPhone degli americani, spesso a prezzi più alti, e ci ritroviamo con meno funzioni. Da utente, prima ancora che da chi scrive di tecnologia, è una cosa che inizia a stancare. Vedremo se Apple troverà un compromesso prima dell'autunno — ma non ci conterei troppo.
macOS 27 "Golden Gate" e il dietrofront su Liquid Glass
Il Mac quest'anno si chiama macOS Golden Gate. E il nome non è casuale: Apple lo ha presentato un po' come fu Snow Leopard nel 2009, cioè un rilascio concentrato su prestazioni e pulizia delle tecnologie di base più che su funzioni appariscenti. Personalmente è il tipo di aggiornamento che apprezzo di più: meno fuochi d'artificio, più roba che funziona.
La parte interessante è il mezzo dietrofront sul Liquid Glass, il linguaggio di design tutto vetro e trasparenze introdotto l'anno scorso con Tahoe. Le critiche erano state parecchie — finestre poco leggibili, testi che si confondevano con lo sfondo — e Apple ha ascoltato: ora c'è uno slider per regolare quanto le finestre devono essere opache o trasparenti. In più tornano gli angoli delle finestre con un raggio più stretto e, finalmente, le icone colorate nella barra laterale, recuperando un po' di quel macOS "di una volta". La toolbar in cima diventa unificata e la sidebar si estende fino al bordo della finestra.
Sotto, c'è anche una revisione importante della ricerca, con una nuova infrastruttura di indicizzazione che scansiona i contenuti del dispositivo e aggiunge i nuovi quasi in tempo reale. Niente di scenografico, ma di quelle cose che usi ogni giorno.
Gli altri sistemi: iPadOS, watchOS, visionOS, tvOS
Come da tradizione, l'aggiornamento è in blocco e tutti i numeri salgono a 27: iOS 27, iPadOS 27, tvOS 27, watchOS 27 e visionOS 27. Qualche chicca per prodotto:
- watchOS 27 porta nuovi quadranti, tra cui una variante del Modular Ultra con l'orario in grande e tre complicazioni sotto.
- visionOS 27 introduce una funzione che merita una menzione speciale: Wheelchair Control, che sfrutta il tracciamento oculare del Vision Pro per controllare una carrozzina elettrica. Un esempio di come l'eye-tracking possa diventare accessibilità vera.
- Image Playground, lo strumento di generazione immagini, viene potenziato con stili più realistici, formati diversi e integrazione su quasi tutte le piattaforme.
Sul fronte accessibilità, iOS 27 e iPadOS 27 portano miglioramenti a VoiceOver e Magnifier, un Voice Control che capisce il linguaggio naturale e più sottotitoli per i video. Apple su questo continua a fare scuola.
Per gli sviluppatori: addio SiriKit
Una riga che ai non addetti dirà poco ma che è un piccolo terremoto per chi sviluppa app: SiriKit è ufficialmente deprecato. Apple dà agli sviluppatori due-tre anni per migrare ad App Intents, che diventa l'unico framework per integrare le app con la nuova Siri a base Gemini. In pratica chi vuole che la propria app "parli" con Siri dovrà esporre azioni e contenuti tramite App Intents. Ha senso: ora che Siri ha davvero la capacità di ragionare e usare quelle azioni, serviva un'impalcatura all'altezza. Le beta per sviluppatori di tutti i sistemi sono già disponibili da oggi.
E le prestazioni? Numeri niente male
Chiudo con i numeri che Apple ama sbandierare e che, se confermati, fanno piacere: AirDrop fino all'80% più veloce nei trasferimenti, app che si aprono fino al 30% più rapidamente e foto che compaiono nel rullino fino al 70% prima. Sono i miglioramenti "invisibili" che però sull'uso quotidiano si sentono eccome.
Il mio bilancio
Se devo riassumere: questo è il WWDC in cui Apple ha smesso di fingere di essere avanti sull'IA e ha fatto la cosa giusta, cioè portare a casa la tecnologia migliore anche se è di Google. La nuova Siri, se mantiene le promesse, è quella che aspettavamo dal 2024. Il dietrofront sul Liquid Glass dimostra che a Cupertino, ogni tanto, ascoltano. L'unica nota davvero amara resta quella europea: l'ennesima funzione di punta che noi vedremo chissà quando. Tutto il resto arriverà in autunno con le versioni definitive.
Voi cosa ne pensate? La Siri "a marchio Google" vi convince o vi sembra una resa? Fatemelo sapere — e se non l'avete ancora fatto, iscrivetevi alla newsletter per il riassunto della settimana tech.